Un Mondo Nuovo

G. Tiepolo (1791) in “MONDO NUOVO” descrive un cosmorama facendo probabilmente riferimento, nell’illustrare un primo tentativo di cinema, alle conseguenze della rivoluzione francese e delle prime scoperte geografiche.
SIAMO DI FRONTE A UN NUOVO MONDO, SAI COME PROTEGGERE IL TUO PATRIMONIO?
  

In questo mondo nuovo ci sono rischi fino a poco tempo fa semplicemente inconcepibili. Cominciamo dalle nuove disposizioni europee per salvare le banche in crisi. (siamo passati dal bail-out: salvataggio esterno al bail-in: salvataggio interno) Disposizioni nate dopo aver visto che sono state messi a carico del contribuente europeo salvataggi bancari per circa 800 mld.

Cifre sborsate in pratica da cittadini di Amburgo per salvare banche di Lisbona; i nomi sono scelti solo per rimarcare la distanza geografica! Si è deciso che sarebbe stato più giusto inserire un meccanismo che coinvolgesse le persone vicine alla banca in difficoltà nella convinzione, forse eccessiva, che avrebbero controllato ed evitato il ripetersi di nuove crisi. 

In pratica questo assegna anche a Voi la responsabilità di selezionare le banche migliori !!!

E dovete cercare di farlo perché le conseguenze potrebbero essere serie !!

Si possono perdere le azioni, le obbligazioni (con le quali, così come si fa aprendo un conto, si fa un prestito alla banca) ed anche le somme presenti sul c/c.. Su queste ultime sono presenti garanzie per ogni intestatario relative alle somme inferiori a 100.000, ma forse vale la pena fare due conti in tasca allo Stato per capire quanto tale garanzia possa essere credibile.

In altre parole dobbiamo abituarci a scegliere la banca così come facciamo quando si sceglie il supermercato e non semplicemente entrando in quella sotto casa o in quella in cui andavano i nostri nonni. Può non apparire, e magari non essere, la soluzione ideale ma ormai è fatta e non sono previsti cambiamenti. Ognuno di noi deve cercare di imparare a riconoscere la solidità di una banca. Un buon punto di partenza è il bilancio.

Per quanto sia ormai un vezzo da parte di diversi esperti affermare di non riuscire a capirli e per quanto sia vero che dietro ad una valutazione e/o alla modifica di un principio contabile si possono nascondere molte cose un bilancio presentato in utile resta migliore di uno che evidenzia una perdita magari pluriennale!

Esistono anche degli indicatori, basati su analisi patrimoniali, che sono sempre più diffusi dalla stampa. Il più famoso è quello oggetto degli stress test delle diverse autorità di vigilanza: il Common Equity Tier 1 o CET1. Un indicatore che rapporta il patrimonio netto della banca (capitale sociale più riserve) ai rischi assunti ovvero misura il totale delle attività ponderate per il rischio. Le norme europee prevedono come pavimento minimo per le banche un quoziente dell’8%. In generale un livello sotto il 9% non è considerato sufficiente e sotto l’8% è a rischio. Si tratta di valori suscettibili di modifiche abbastanza rapide che possono essere anticipate solo conoscendo bene i settori di attività sia merceologici che geografici della singola banca, ma comunque sono in grado di aiutare chi desidera orientarsi.

Per seguire lo stato di salute delle banche va tenuto d’occhio anche il valore dei titoli di Stato. Elemento che rappresenta se non un ostacolo certamente un nodo da sciogliere sul percorso dell’unione bancaria. Al momento le regole di bilancio consentono di valorizzare i titoli di Stato al prezzo di rimborso. Un concetto che qualcuno sta cercando di mettere in discussione per accettare di arrivare ad un meccanismo di garanzia comune. Un elemento imprescindibile sulla strada di una maggiore integrazione europea, che difficilmente vedrà la luce finché ci saranno dubbi sulle banche italiane a causa del peso sui loro bilanci dei titoli di Stato. In pratica i cosiddetti falchi tedeschi, e non solo loro, accetterebbero di condividere i loro rischi con i nostri solo se i nostri non fossero maggiori dei loro !! Dato l’elevato debito pubblico italiano e, vista la confusione con cui il problema viene gestito, la possibilità che il debito pubblico non venga rimborsato integralmente esiste, grazie alle clausole CACs, e le banche italiane sarebbero tra quelle che ci perderebbero. I tedeschi per accettare di far parte di un meccanismo di garanzia comune vorrebbero imporre alle nostre banche degli accantonamenti prudenziali da trovare o con aumenti di capitale o restringendo il credito. Accantonamenti che potrebbero a breve essere comunque imposti dall’andamento dello spread ( la differenza tra quanto deve remunerare la Germania le proprie emissioni decennali e quanto dobbiamo pagare noi )

Nell’immediato se lo spread continuasse a salire qualche banca potrebbe andare in difficoltà. Nei prossimi anni o mesi la tenuta dell’euro potrebbe essere messa in discussione sia da eventuali iniziative di un qualche governo, sia dalle difficoltà strutturali della moneta unica, legate alle difficoltà di un percorso verso l’unione bancaria per quanto detto prima o, infine, per l’esistenza di problematiche diverse nei vari paesi che, se non trovano compensazione con benefici derivanti dalla moneta unica, quali potrebbero derivare da un’unione politica preceduta da un’unione bancaria, potrebbero portare ad una rottura.

Per fare un primo banale esempio dei contrasti tra i paesi aderenti all’euro basta pensare ai tassi di interesse che, nella parte iniziale della curva, le scadenze brevi, sono gestiti dalla BCE per tutti e che comunque costituiscono un ancoraggio pure per quelle lunghe anche se gli spread poi possono far allontanare qualcuno… . In Germania i tassi bassi, tenuti per aiutare i paesi più deboli, fanno innervosire gli investitori e mettano a rischio la tenuta di qualche compagnia assicurativa che, anni fa per i prodotti di ramo primo, hanno promesso tassi che oggi fanno fatica a mantenere man mano che arrivano a scadenza i titoli con i rendimenti alti emessi negli anni scorsi.

Se davvero l’euro dovesse entrare in crisi, ai paesi deboli toccherebbe una valuta svalutata. Svalutazione che toccherebbe tutte le somme sui conti correnti.

Giusto come nota di colore finale, un’uscita dalla valuta unica si realizzerebbe con la chiusura improvvisa delle banche, che riaprirebbero emettendo banconote segnate (per distinguerle da quelle in circolazione nel resto di Europa e da quelle che avete in tasca che non subirebbero la svalutazione). Poi dopo qualche giorno sarebbe stampata la nuova lira o come la si vorrebbe.

Le somme investite all’estero non subirebbero la svalutazione.

G.G e M.R.

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