Cosa succede sui mercati – 20 marzo 2020

Arthur John Elsley (1860 – 1952): POSTI ESAURITI. Il rischio maggiore che corre l’economia globale è che non ci sia una reazione comune e che prevalgano egoismi vari.

I mercati hanno riportato una decisa correzione, chi ha un orizzonte temporale lungo e liquidità a disposizione può fare un primo passo! La FED ha nuovamente fatto un intervento, al di fuori degli appuntamenti concordati, con un taglio di 100 punti base e annunciando misure di QE. La guerra del petrolio va avanti. In Europa si parla dei primi provvedimenti fiscali ma gli Eurobond rimangano ancora ostaggio di quelli che ormai potremmo definire egoismi nazionali. Sarà importante prendere provvedimenti per gestire il dopo: sfruttare al massimo la tecnologia per contenere le epidemie.

La FED ha un calendario di riunioni programmate durante le quali sceglie se fare interventi di politica monetaria. Ha la possibilità, che usa solo in circostanze eccezionali, di prendere decisioni al di fuori di tali appuntamenti.

Le statistiche dicono che in tali circostanze i mercati non hanno mai brillato, ma va anche detto che abbiamo già visto un drastico calo delle quotazioni. Ci sono 8 precedenti, nessuno dei quali di domenica come in questo caso, ed in 7 c’è stata una recessione. Qualcuno fa notare che l’attuale situazione di chiusura dell’offerta (chiudono le fabbriche e non c’è niente da domandare indipendentemente dalla possibilità e dalla volontà di farlo) è peggio delle guerre dove la produzione sale! Altri ricordano che prima dell’epidemia l’economia era in salute, che i bilanci delle banche sono stati in gran parte ripuliti e che tutto potrebbe ancora concludersi in pochi mesi con una decisa ripartenza nella seconda parte dell’anno. Torneremo sugli scenari economici ora, rimanendo ai provvedimenti della FED, va detto che i tassi adesso sono a zero, che sono stati annunciati ed effettuati nuovi acquisti di titoli (anche perché in alcuni momenti sono mancati persino gli acquisti sui decennali da parte del mercato) e che sono stati anche facilitati gli swap in valuta per far ottenere dollari alle banche straniere che ne hanno bisogno: sono stati ridotti i tassi e la durata dei contratti è stata allungata da una settimana a dodici. Le misure annunciate dalla FED e quelle, per altro ancora vaghe, di molti governi tra cui quello tedesco che ha parlato di 550 miliardi a supporto dell’economia non sembrano aver ancora convinto i mercati che temono che la situazione non sia sotto controllo. Il modello italiano è stato seguito da altri paesi e l’elenco delle attività economiche che si fermano si sta allungando. Dal punto di vista sanitario la scelta di porre intere nazioni nella cosiddetta zona rossa a qualcuno appare inutile infatti Londra, Berlino ed Amsterdam sembrano prendere direzioni diverse. Il trade-off, lo scambio, tra contenimento dell’epidemia e rallentamento dell’economia è visto in modo diverso nelle capitali europee. Qualcuno teme che il virus possa, comunque ripartire dopo i sacrifici legati ad un significativo blocco dell’economia e pensa pure all’ammontare del debito mondiale, già pesante, che potrebbe essere rischioso aumentare. Altri rispondono che la salute va tutelata a qualunque costo ed immaginano che ci sia una qualche soluzione ai due problemi evidenziati. Circa il debito c’è chi spera in una soluzione tipo quella che fu accordata alla Germania per i debiti che aveva, nel 1953 l’accordo di Londra le permise di dimezzare i debiti delle due guerre nei confronti di molti paesi, la Russia volle essere pagata per intero. Di nuovo nel 1990 Berlino ha avuto uno sconto che le ha permesso di far fronte ai costi della r iunificazione: secondo l’accordo del 1953 in seguito ad un eventuale riunificazione avrebbe dovuto essere pagato il debito inizialmente condonato. La Germania ha pagato l’ultima rata del suo debito nel 2010 con un versamento di 70 milioni di euro. Circa il contenimento dell’epidemia una volta abolite le zone rosse si potrebbe ricorrere al contac tracing Una pratica raccomandata dall’OMS e adoperata in Corea e a Singapore. In pratica si rintracciano gli spostamenti della persona che è stata trovata positiva in modo da poter informare i soggetti con cui è venuta in contatto ed eventualmente individuare potenziali zone rosse mirate. Come si sa, è possibile individuare dove si trova un cellulare con un approssimazione di 10 metri. Naturalmente c’è il problema della privacy, in Corea la legge è stata modificata in seguito all’emergenza legata alla MERS che nel 2015 fece oltre morti e costrinse a chiusure e quarantene. In Israele il governo ha deciso in queste ore di agire senza consultare il Parlamento.

I n queste ore si sta determinando un cambio dell’opinione della maggior parte delle case d’investimento il cui scenario base comincia ad essere quello di una recessione visto che sembra prospettarsi un allungamento dei tempi dell’epidemia che, al momento, è pure affrontata in ordine sparso. Rimane la speranza che il caldo possa far rallentare l’epidemia, in genere per i coronavirus succede, o che possano essere trovati farmaci per fronteggiarla in attesa di un vaccino. Di fronte ad un fenomeno sconosciuto la reazione dei mercati è sempre quella di vendere e l’emotività la fa da padrona. Dopo l’11 settembre si diceva che non si sarebbe potuto far più niente e la catastrofica previsione è stata regolarmente smentita. Merril Lynch descrive le tre P necessarie ad arrivare alla fine di un trend ribassista: posizionamento, profitti e politica. Nessuna formula magica purtroppo (!) si vuole soltanto indicare che gli investitori devono essersi disfatti di tutto ciò che intendono vendere, che i prezzi devono arrivare a rispecchiare il più pessimistico andamento degli utili e che la politica deve fare, come dire, un deciso passo avanti. Al momento la prima è ovviamente legata alla percezione dell’andamento della crisi sanitaria anche se, come fa presente la stessa banca, va ricordato che la performance di un investimento azionario dal 1930 ad oggi sarebbe del 15.000% per chi fosse sempre stato investito mentre chi avesse perso i 10 giorni migliori di ogni decennio avrebbe conseguito solo il 100%.Tornando alle tre lettere la seconda potrebbe anche essere in vista la terza si spera che si concretizzi. Secondo alcune fonti sembra che la Merkel stia prendendo in considerazione un’apertura verso i cosiddetti eurobond. Al momento la disponibilità agli aiuti è presente, ma ancora in ordine sparso. La Cina ha stanziato 100 miliardi , a Washington il Congresso sta discutendo un pacchetto da 800 miliardi di cui 250 con assegni alle famiglie, in Germania si parla di decine di miliardi in aiuti e di 500 come garanzia per i prestiti, in Francia di 45 per aiuti e 300 per garanzie, in Spagna le cifre sono 17 e 100 ed in Inghilterra 20 e 330. Resta molto indietro l’Italia che per ora ha solo parlato di aiuti per 25 miliardi d’altra parte già cosi rischia di andare verso un rapporto tra debito e PIL del 150% .

Oltre all’emergenza sanitaria i mercati hanno sofferto anche per via del crollo delle quotazioni petrolifere, un elemento ormai di secondo piano nell’ambito del crollo ma che vale la pena analizzare brevemente perché potrebbe aiutare un’eventuale rapida ripresa economica. La quotazione del petrolio ha sempre, come dire, una doppia faccia: da una parte ci sono gli interessi dei consumatori e dall’altra quelli di alcuni produttori che sono a rischio di fallimento se i prezzi calano. E’ in corso una guerra dei prezzi tra Russia ed Arabia Saudita. La Russia negli ultimi anni aveva fatto fronte comune con l’OPEC, ma nei giorni scorsi si è rifiutata di arrivare ad un ulteriore taglio ed il prezzo del Brent è crollato da 50 a 30 dollari per poi scendere ancora. Il limite inferiore per il prezzo del petrolio è senza dubbio il punto di pareggio dei produttori di shale gas statunitensi che potrebbero, comunque essere sostenuti dalla decisione di Trump di sfruttare gli attuali prezzi per incrementare le riserve strategiche. A far crollare il prezzo è stata l’Arabia Saudita che ha deciso di aumentare la produzione per mantenere e riconquistare quote di mercato. Il prezzo stava già calando per il calo della domanda, per la crescita dello shale oil e per il graduale passaggio dal petrolio al gas.

G.G e M.R.

Questo articolo si basa su dati di pubblico dominio ritenuti attendibili, ma suscettibili di modifiche improvvise. Intende proporsi come ausilio alla comprensione dei movimenti dei mercati finanziari. Non vuole essere in alcun modo uno strumento di analisi o uno studio, né intende sollecitare qualsiasi operazione di compravendita di prodotti finanziari. Si ricorda che ogni risparmiatore deve basare le sue decisioni d’investimento su una propria convinzione. Questo Blog si limita a presentare una sintesi delle opinioni diffuse sui mercati finanziari.

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